FINZIONI 

regia di Alessandro Di Murro

 

di Anton Giulio Calenda, Alessandro Di Murro,

Tommaso Emiliani

 

musiche originali Enea Chisci

 

con Matteo Baronchelli, Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Lorenzo Garufo, Amedeo Monda, Laura Pannia

 

assistente alla regia Ilaria Iuozzo 

 

direttrice organizzativa Bruna Sdao

progetto grafico Cristiano Demurtas

 

 

 

 

un progetto del Gruppo della Creta

produzione trilogia 2022-2024

Gruppo della Creta, Fattore K

con il sostegno del MIC

con il patrocinio della Casa Argentina en Roma

 

È indubbio. Abitiamo l’epoca della complessità.

Costantemente studiati, costantemente profilati e costantemente produttori di dati, riesce difficile per- sino a noi stessi comprendere il nostro posto nel mondo. Troppe sono le esperienze, virtuali e non, che frammentano la nostra esistenza.

 

In balìa di tempeste di informazioni in cui discriminare tra conoscenze autentiche e heideggeriane “chiacchiere” è esercizio riservato ad algoritmi, a noi sembra di annegare. Quando siamo sul punto di “cogliere tutti i punti dell’universo”, ecco che nuove complessità si schiudono sul nostro orizzonte. Non possiamo fare affidamento su categorie nette, né su divisioni manichee. Le recenti cronache lo dimostrano, il tolstojano confine tra guerra e pace è oggi quanto mai friabile, tutt’altro che definibile. Nemmeno i quattro elementi cari ai filosofi presocratici vengono più in nostro soccorso. Acqua, aria, terra e fuoco non bastano a descriverci. Occorrerebbe per lo meno prendere in considerazione anche la dimensione extra atmosferica e quella cyber. Ma ancora ci troveremmo distanti da una qualsivoglia, appropriata riduzione.

 

Abbiamo deciso di rinchiuderci nel labirinto di Borges perché riconosciamo a Borges la paternità del concetto di rete espresso in forma letteraria. Poco importa se oggi la Biblioteca di Babele non sia composta da tomi ma da pagine virtuali. Se l’Aleph non è punto tangibile, ma il web. Noi, in quanto gruppo di teatranti che deve mettere in scena una rappresentazione, ci siamo voluti smarrire all’interno dei suoi racconti. Intrappolati nel relativismo della veglia, noi abbiamo preferito il relativismo del buio spazio scenico, dove ogni personaggio non è un personaggio. Dove di fronte a una storia si pone un’anti-storia. Cittadini del mondo dominato dal caos nella vita di tutti i giorni, noi di questa cittadi-nanza contemporanea abbiamo deciso di farne motivo di vanto, erigendola a cifra precipua della no- stra generazione. Noi, nell’impossibile tentativo di tradurre in scena l’anima di Borges, ci siamo tra- mutati tutti in anti-eroi borgesiani, alle prese con l’enigma insolubile di descrivere un mondo impossi- bile da descrivere.

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