IL TRUCCO E L'ANIMA

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, nel quale il nostro mondo è obbligato dal malessere e dalla crisi causata dalla pandemia del XXI secolo a porsi senza indugi interrogativi profondi riguardo la direzione e il senso del nostro esistere anche come donne e uomini di teatro, sentiamo il bisogno di ripartire dalle radici, dai fondamenti della cultura teatrale europea.

Come rabdomanti, cerchiamo non tanto una via d’uscita, quanto un atto rigenerativo che affondi i propri strumenti nella ricerca e nelle visioni che alcuni grandi maestri hanno tracciato all’inizio del Novecento.

Di qui la scelta del testo: Il trucco e l’anima di Angelo Maria Ripellino, che possiamo considerare l’opera di riferimento del pensiero teatrale del primo Novecento. Con Il trucco e l’anima, avventura unica dell’intelletto e dello spirito, Ripellino porta in Italia le immagini, le aspirazioni, i conflitti e le grandiose invenzioni sceniche che, sotto il nome di Teatro d’Arte, riunirono a Mosca nei primi decenni del Novecento alcune tra le più fertili menti creatrici dell’epoca.

Parliamo di alcune figure che resteranno nella storia: Nemirovic-Dancenko, Stanislavskij, Mejerchol’d, Vachtangov, Tairov. Come ci ricorda Ripellino, al Teatro d’Arte gravitarono in quegli anni altre figure storiche come l’inglese Gordon Craig, lo svizzero Adolphe Appia e il tedesco Georg Fuchs.